venerdì 23 settembre 2011

In risposta a Antonio Padoa Schioppa

Stamattina ho fatto un sogno. Un sogno ad occhi aperti, con la mente aperta e il cuore chiuso, invece, a proteggere le nostre sofferenze nazionali dagli sguardi indiscreti dei coinquilini planetari. Ho sognato che il Presidente della Repubblica annunciasse che tutti i nostri Parlamentari, non soltanto il presidente del Consiglio, avessero deciso di dimettersi, per riconosciuta incapacità a governare il Paese e, anche, a rappresentarlo.

Il mio sogno, però, non è finito qui. Ho sognato che anche molti illustri sognatori avessero comunicato di dimettersi dalla carica di intellettuali ufficiali, per lasciare il posto a nuove autentiche intelligenze, davvero qualificate, almeno auspicabilmente, a trovare, almeno cercare, con invenzione e preveggenza, soluzioni idonee e risolutive, perlomeno nel medio periodo, alla crisi complessa in cui siamo immersi, economica e finanziaria, imprenditoriale, politica, culturale, antropologica-identitaria. E tra questi, mi spiace dirlo, c’era anche Antonio Padoa Schioppa, il quale, evidentemente dopo una cena indigesta, sulle pagine de “Il fatto quotidiano”, ci ha raccontato il suo sogno notturno, certamente condivisibile nella sua impostazione iniziale, di un cambiamento radicale alla guida dell’Italia, ma davvero di basso profilo utopistico nel sognare, appunto, come alternativa, una soluzione che di meraviglioso e confortante ha proprio ben poco.
L’analisi che l’economista propone è già viziata in partenza da un presupposto per nulla dimostrato, che la recessione economica che affligge il bel Stivale sia «nata fuori dai nostri confini». In realtà, un esperto conoscitore del gioco finanziario internazionale dovrebbe saperlo, la crisi è stata generata dentro e fuori i confini nazionali, contestualmente. Una crisi globale ha cause globali e richiede soluzioni globali. Il tracollo economico-finanziario dell’Occidente è stato generato dalla supremazia di una finanza virtualizzata sull’economia reale e sulla politica, anche su scala nazionale. Tutti i Paesi occidentali hanno partecipato attivamente al Grande Gioco della finanza, che, come ogni gioco, prevede un vincitore e tanti sconfitti. Succede, però, che anche chi pensi di controllare il gioco, perfino truccandolo, resti sconfitto, vittima dei meccanismi del caso.
La malata mondializzazione economico-finanziaria guidata dell’Occidente è arrivata in fin di vita, adesso occorre una nuova mondializzazione, umanista, solidale e democratica, che usi il mezzo e la strategia di attenuare le sperequazioni sociali ed economiche all’interno delle comunità nazionali e a livello globale, appunto.  Servono, allora, nuove regole, un nuovo sistema finanziario che restituisca all’economia la dignità di scienza. E una politica che ritrovi una coscienza civile e responsabilità di civilizzazione.
I “sogni” di Padoa Schioppa non sono proprio in questa prospettiva.  
Ove dichiara, con scarsa lucidità visionaria, che «la cura per la salvezza del Paese richiede un innalzamento rapido dell’età pensionabile, un’estensione del ticket sanitario e l’aumento delle ore lavorate a parità di stipendio», propone soluzioni  già sentite, purtroppo, forse facili da pensare, anche per chi si intenda poco di economia, ma che un economista non dovrebbe proprio contemplare, piuttosto, neanche nell’incoscienza di un incubo.  Per una ragione etica, innanzitutto, perché, anche questo è facile pensare, si tratta tutti di interventi tutt’altro che ispirati al principio di equità, che non sanerebbero affatto le sperequazioni, anzi, le aggraverebbero, provocando una recessione più grave perfino di quella che stiamo vivendo, perché riguarderebbe la sfera dei diritti umani e civili, trasformandosi, quindi, in una vera e propria crisi di civiltà, anzi, in un processo di imbarbarimento. Peraltro, inutile a risolvere alle fondamenta la rovina economica-finanziaria che ci travolge.
Impoverire i lavoratori, imprigionarli in orari disumani, tenerli in ostaggio dell’attività lavorativa finché vita li conservi, non fornirebbe affatto i mezzi per l’investimento, anzi, bloccherebbe lo sviluppo economico e la vitalità sociale. Piuttosto, porterebbe nuove risorse alle casse degli enti previdenziali, come anche alla fiducia dei lavoratori e, quindi, agli investimenti, l’aiuto legislativo e fiscale ai contratti a tempo indeterminato. Soluzione di facile ideazione, anche questa, e pure più efficace, ma, chissà perché, meno gettonata dagli intellettuali più o meno sognatori.
Anche per quanto riguarda la Giustizia, Padoa Schioppa sogna proprio in piccolo: riduzione delle garanzie del diritto, attraverso l’esecutività del primo grado e lo “sfoltimento” degli appelli e dei ricorsi e con la proposta di costruzione di nuove carceri, piuttosto che optare per soluzioni ben più efficienti per il sovraffollamento penitenziario, come l’uso del braccialetto elettronico per arresti domiciliari per condanne fino a cinque anni.

Il nostro sogno, di cittadini italiani, è che la Sinistra torni a fare sogni di Sinistra, non di Destra, visto che la Destra, con coerenza, non fa’ certo sogni di Sinistra.

Il “nuovo governo” che ha fatto sognare Padoa Schioppa è, poi, poco nuovo, nella sua composizione, e molto poco favoloso. Per qualcuno, come me, è perfino un brutto sogno pensare a Emma Bonino alla guida di un Governo composto dai soliti nomi noti, seppure fuori della politica, ma non da gruppi di potere: Ichino, Morando, Zagrelbesky. Tutte persone “perbene”, certamente, ma che, ci pare, hanno una certa età anagrafica e professionale e, pure, nulla hanno proposto, dagli scranni della notorietà pubblica, per servire la rinascita italiana con un progetto di largo respiro culturale e morale e ispirato all’interesse di tutti e, soprattutto, dei più deboli. Non ci dispiace, è vero, pensare a Mario Monti come ministro dell’Economia o Ferruccio De Bortoli all'Informazione. Ma, il prof. Antonio Padoa Schioppa sogna un Governo tutto di maschi, a parte la solitaria Prestigiacomo, unica salvata, tra l’altro (per quale merito? Non per avere coperto sotto segreto di Stato la concessione di servizi a Finmek Selex Service- Finmeccanica per la tracciabilità dei rifiuti, peraltro mai realizzata), dalla politica di professione e dall’attuale Governo.
Un sogno dovrebbe osare di più, molto di più.
Se proprio dobbiamo sognare, meglio immaginare un vero grande cambiamento nella concezione della politica e del potere, affidando alle donne la responsabilità di riorganizzare il sistema economico e sociale del nostro Paese. Questo è il sogno di Ipazia Preveggenza Tecnologica, per esempio: un Governo delle Donne (pubblicato sul sito ipaziapreveggenzatecnologica.it e come gruppo su facebook). Con Fiorella Kostoris Padoa Schioppa come presidente del Consiglio, Emma Bonino ministro degli Esteri, Loretta Napoleoni ministro dell’Interno, Giulia Bongiorno ministro della Giustizia, Roberta Pinotti ministro della Difesa, Elisabetta Addis ministro di Economia e Finanza, Chiara Saraceno ministro dello Sviluppo economico, Graziella Romito ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Claudia Bettiol ministro dell’Ambiente e della tutela del mare, Ermina La Bruna ministro di Ifrastrutture e trasporti, Linda Sabbadini ministro del Lavoro, Nerina Dirindin ministro della Salute, Silvia Costa ministro dell’Istruzione, università e ricerca,  Tindara Addabbo ministro dei Beni e attività culturali.
Un sogno troppo spinto da sognare? Eppure, sì, è davvero tempo di coraggio, è tempo di donne.
                             

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