11 febbraio 2013. C’è
vento, a Roma. Forte e caldo, nonostante l’aria fredda. Lo stesso vento che
giunse ospite improvviso, in San Pietro, il 4 aprile del 2005, a sollevare le
vesti dei cardinali e scompigliare i capelli dei presenti, insieme all’ordine
cerimoniale, sfogliando le pagine della Bibbia, durante i funerali di Giovanni
Paolo II, officiati dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della
Congregazione per la Dottrina della fede. È il vento dello Spirito, si disse. «Il
vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai né dove viene né dove
va, e così è chiunque nato nello Spirito», sono le parole di Gesù nel
Vangelo di Giovanni (3,7).
Il
vento soffia forte, a Roma e nel mondo, l’11 febbraio 2013, a portare la
Notizia. Benedetto XVI si è dimesso dal soglio pontificio. Papa Ratzinger ha
rinunciato al ministero petrino con data effettiva il 28 febbraio. Lo ha
comunicato ai cardinali riuniti in Concistoro, colti di sorpresa, di tristezza,
forse di sgomento, come tutti i cattolici che sono stati informati dai media.
No, non è possibile, sarà una notizia falsa, come tante in tv, su Internet, sui
giornali…Non è una notizia falsa. È il vento dello Spirito, che guida la
Chiesa.
Lo aveva ricordato, Benedetto XVI, nel discorso di chiusura al Sinodo
dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione, lo scorso ottobre: «Anche se la
Chiesa sente venti contrari, tuttavia, sente soprattutto il vento dello Spirito
Santo, che ci aiuta e ci mostra la strada giusta». È questa, dunque, la strada
giusta nel difficile e sofferto pontificato di Benedetto XVI, ferito da
critiche e scandali, da lotte interne e da cambiamenti esterni, che chiedono al
Capo della Chiesa il“Gran Coraggio”. Un gesto da Papa, che, come disse il
Petrarca a commento della più famosa tra le sette, ormai, abdicazioni
pontificie, quella di Celestino V, nel 1294, lo pone tra gli Eletti, della
Chiesa Romana e della storia.
Il
riferimento più opportuno ai precedenti di una scelta così importante nella
vita della Chiesa, come l’ha definita il Papa nel saluto ai Porporati, è piuttosto a
Clemente I, il primo dei Pontefici dimissionari, già nel primo secolo della
Cristianità. In una lettera ai Corinzi, lamentava i personalismi, le ambizioni,
le rivalità all’interno della Chiesa e invitava alla pace e alla concordia tra
fratelli, nello spirito del Vangelo. Parole simili a quelle più volte
pronunciate da Benedetto XVI negli ultimi tempi. «Le mie forze non sono più
adeguate ad esercitare il ministero petrino», ha detto il Padre della Chiesa. E le sue parole valgono più di quella lettera agli abitanti di Corinto. Lasciano l'eredità di un Concilio. Si dimette, ha detto, dall'ufficio di vescovo di Roma. Si, perché dietro la pesante coltre di divina sacralità che ricopre il ministero del Pontefice, questi è, come Pietro, "primus inter pares", il primo tra eguali. Così dovrebe essere, e con queste dimissioni, Papa Ratzinger lo ricorda.
All’Angelus,
domenica, aveva affermato: «La debolezza umana non deve far paura, se Dio
chiama. Bisogna aver fiducia nella sua forza, che agisce proprio nella nostra
povertà». Non bisogna aver paura di riconoscere la propria debolezza, anzi, è qui la forza dello Spirito, umano e di Dio. La scelta delle dimissioni non è una scelta debole, tutt'altro. La portata teologica e pastorale è di enorme potenza. Il popolo di Dio l'ha capito e apprezzato, nonostante troppi tra coloro che dovrebbero essergli fedeli si sforzino, invece, di ridimensionare la portata storica di un atto dirompente nelle abitudini di apparato ecclesiale. Sarebbe, questo, l'ultimo tradimento. Il Papa non va "difeso", ma ascoltato. Il vento che lo porta è amico della Chiesa, lasciamo che parli in tutta la sua forza, seguiamo la strada che ci indica, perché sa da dove viene e dove va.
È l’11 febbraio, il giorno dell’abdicazione di Benedetto XVI. Una
data importante nella storia della Chiesa. Nel 1858, la Madonna appariva per la
prima volta a Bernadette, presentandosi come l’Immacolata Concezione. Nel 1929,
furono siglati i Patti Lateranensi, tra Repubblica italiana e Città del
Vaticano. D’ora in poi, il 2013 sarà ricordato nella storia dell’umanità come
l’anno del “Gran Gesto”, di un grande Papa e di un grande Pontificato.