martedì 12 febbraio 2013

IL VENTO CHE SPINGE PAPA RATZINGER




11 febbraio 2013. C’è vento, a Roma. Forte e caldo, nonostante l’aria fredda. Lo stesso vento che giunse ospite improvviso, in San Pietro, il 4 aprile del 2005, a sollevare le vesti dei cardinali e scompigliare i capelli dei presenti, insieme all’ordine cerimoniale, sfogliando le pagine della Bibbia, durante i funerali di Giovanni Paolo II, officiati dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede. È il vento dello Spirito, si disse. «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai né dove viene né dove va, e così è chiunque nato nello Spirito», sono le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni (3,7).
Il vento soffia forte, a Roma e nel mondo, l’11 febbraio 2013, a portare la Notizia. Benedetto XVI si è dimesso dal soglio pontificio. Papa Ratzinger ha rinunciato al ministero petrino con data effettiva il 28 febbraio. Lo ha comunicato ai cardinali riuniti in Concistoro, colti di sorpresa, di tristezza, forse di sgomento, come tutti i cattolici che sono stati informati dai media. No, non è possibile, sarà una notizia falsa, come tante in tv, su Internet, sui giornali…Non è una notizia falsa. È il vento dello Spirito, che guida la Chiesa
Lo aveva ricordato, Benedetto XVI, nel discorso di chiusura al Sinodo dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione, lo scorso ottobre: «Anche se la Chiesa sente venti contrari, tuttavia, sente soprattutto il vento dello Spirito Santo, che ci aiuta e ci mostra la strada giusta». È questa, dunque, la strada giusta nel difficile e sofferto pontificato di Benedetto XVI, ferito da critiche e scandali, da lotte interne e da cambiamenti esterni, che chiedono al Capo della Chiesa il“Gran Coraggio”. Un gesto da Papa, che, come disse il Petrarca a commento della più famosa tra le sette, ormai, abdicazioni pontificie, quella di Celestino V, nel 1294, lo pone tra gli Eletti, della Chiesa Romana e della storia. 
Il riferimento più opportuno ai precedenti di una scelta così importante nella vita della Chiesa, come l’ha definita il Papa  nel saluto ai Porporati, è piuttosto a Clemente I, il primo dei Pontefici dimissionari, già nel primo secolo della Cristianità. In una lettera ai Corinzi, lamentava i personalismi, le ambizioni, le rivalità all’interno della Chiesa e invitava alla pace e alla concordia tra fratelli, nello spirito del Vangelo. Parole simili a quelle più volte pronunciate da Benedetto XVI negli ultimi tempi. «Le mie forze non sono più adeguate ad esercitare il ministero petrino», ha detto il Padre della Chiesa. E le sue parole valgono più di quella lettera agli abitanti di Corinto. Lasciano l'eredità di un Concilio. Si dimette, ha detto, dall'ufficio di vescovo di Roma. Si, perché dietro la pesante coltre di divina sacralità che ricopre il ministero del Pontefice, questi è, come Pietro, "primus inter pares", il primo tra eguali. Così dovrebe essere, e con queste dimissioni, Papa Ratzinger lo ricorda.
All’Angelus, domenica, aveva affermato: «La debolezza umana non deve far paura, se Dio chiama. Bisogna aver fiducia nella sua forza, che agisce proprio nella nostra povertà». Non bisogna aver paura di riconoscere la propria debolezza, anzi, è qui la forza dello Spirito, umano e di Dio. La scelta delle dimissioni non è una scelta debole, tutt'altro. La portata teologica e pastorale è di enorme potenza. Il popolo di Dio l'ha capito e apprezzato, nonostante troppi tra coloro che dovrebbero essergli fedeli si sforzino, invece, di ridimensionare la portata storica di un atto dirompente nelle abitudini di apparato ecclesiale. Sarebbe, questo, l'ultimo tradimento. Il Papa non va "difeso", ma ascoltato. Il vento che lo porta è amico della Chiesa, lasciamo che parli in tutta la sua forza, seguiamo la strada che ci indica, perché sa da dove viene e dove va.
È l’11 febbraio, il giorno dell’abdicazione di Benedetto XVI. Una data importante nella storia della Chiesa. Nel 1858, la Madonna appariva per la prima volta a Bernadette, presentandosi come l’Immacolata Concezione. Nel 1929, furono siglati i Patti Lateranensi, tra Repubblica italiana e Città del Vaticano. D’ora in poi, il 2013 sarà ricordato nella storia dell’umanità come l’anno del “Gran Gesto”, di un grande Papa e di un grande Pontificato.

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