Giustizia. Una parola svuotata di senso, umiliata in un meccanismo di procedure guidate dal motore dell'opportunità e dell'opportunismo, senza più rapporto con la verità e neppure con la verosimiglianza. Senza più rapporto con l'etica.
Il Dipartimento di Stato Americano si complimenta per l'"attenta considerazione della vicenda di Perugia nell'ambito del sistema giudiziario italiano". In breve, si complimenta per l'assoluzione di una cittadina americana accusata di omicidio di una ragazza inglese. Complimenti che suonano offensivi per i nostri giudici e il nostro Paese e indizio di una superbia nazionalista che dovrebbe suonare pericolosa per chi ancora crede che la giustizia non sia una parola senza significato e senza valore.
Un fatto quantomeno curioso che il processo ad un imputata sia stato trasformato in un processo agli Stati Uniti d'America, come avviene ogniqualvolta l'imputato in un processo non americano sia un cittadino americano. L'America si arroga il diritto di decidere chi sia colpevole o innocente nel mondo, con il presupposto indiscutibile che l'America e gli americani siano sempre innocenti se giudicati dai non americani. Così Amanda Knox è diventata una "questione di Stato". Senza conoscere davvero né il sistema giudiziario italiano - peraltro giudicato uno dei migliori del mondo - né le dinamiche del delitto né gli indizi, i media statunitensi hanno condotto una "guerra di civiltà" nella forma di una delegittimazione di una eventuale sentenza di condanna della loro cittadina.
Aldilà degli esiti del processo di Perugia, se siano stati messi in libertà due assassini della giovane Meredith o due innocenti, c'è un aspetto della vicenda che va trattato con opportuna attenzione. La pretesa degli Stati Uniti d'America che nessuno giudichi gli americani. Gli americani sono convinti di essere la luce del mondo, che combatte contro le tenebre. E dimenticano che "il più luminoso" è anche "il più oscuro". "Noi abbiamo una Repubblica costituzionale talmente unica, talmente preziosa, di così grande successo, che sarebbe la più completa follia porre il collo sotto il giogo di qualsiasi altra nazione. San Paolo ci ammonisce: 'Non vogliate porvi sotto un giogo diverso con gli infedeli'. Quale comunanza è possibile tra la giustizia e l'iniquità? Ovvero, che cosa ha in comune la luce con le tenebre?", dichiara la controversa scrittrice Phillys Schlafly, interpretando un pensiero diffuso negli Usa, agli alti vertici della politica come nei più infimi quartieri della Grande Mela. Per gli americani, qualsiasi giudizio "straniero" sul loro agire, come Stato e come singoli cittadini, è illegittimo e, anzi, un attentato alla loro sovranità. Sono convinti di interpretare la giustizia in persona e di avere Dio dalla propria parte. Il mondo può solo servire l'America, ammirarla e seguirla.
Nessun commento:
Posta un commento