Forse c'è libertà di espressione, o forse no. Forse c'è diritto di informazione, o forse no. Forse censuriamo la nostra libertà di parola rinunciando allo stesso diritto di pensare. Forse, sì, è tempo di avere voce. Emanuela Bambara
venerdì 3 febbraio 2012
MONTI E IL PERICOLOSO ALIBI DELL'IMPOLITICO
Bellissimo editoriale di Massimo Giannini, oggi (3-02-2012), su "la Repubblica", dal titolo: "L'alibi dell'impolitico". Puntuale, attenta, brilante ed esaustiva analisi del Governo Monti, tre mesi dopo la sua elezione. Leggetelo. E' una preziosa lettura critica storiografica in corso d'opera, su cui il Primo Ministro e gli eletti (nel senso di selezionati, non votati dal popolo) al Governo deovrebbero riflettere con prudenza e onestà d'intelligenza e di coscienza. "In due giorni Mario Monti ha intaccato un tesoro di credibilità accumulato in tre mesi", dice Giannini. La battuta sula monotonia del posto fisso - unita all'improvvida presa di posizione sull'abolizione dell'art. 18 - e la pessima gestione dle voto sulla responsabilità civile dei magistrati - che, come ben dice il giornalista, è "un revolver puntato alla tempia di qualunque magistrato" e "di fatto scardina il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale" - sono uno scivolone, due scivoloni, imperdonabili dal punto di vista politico, etico e sociale, che rimettono in discussione il prosieguo di questa esperienza cosiddetta "tecnica", ma in effetti politica, nonostante il tentativo di Monti di sfilarsi da responsabilità politica, ritraendosi da prese di posizione su temi "politicamente sensibili", compresa la legge elettorale e la riduzione dei parlamentari. Monti, cioè, rinuncia ad affrontare questioni delle quali i parlamnetari, i politici di professione non vogliono occuparsi, per fare il "lavoro sporco", quello che i politici ufficialmente non hanno avuto il coraggio di fare e che approfittano di Monti per attribuire al suo Governo, con decisioni deleterie per i cittadini italiani, che prospettano un futuro più nero del passato che ci siamo appena lasciati alle spalle, e perfino nerissimo - e qui lancio un appello al Presidente Napolitano - per i destini della Repubblica italiana delle generazioni dell'avvenire.
Io, cattolica, che ho auspicato e plaudito il Governo Monti, quando ancora il nome del Premier era sconosciuto alla maggioranza assoluta degli italiani e conosciuto solo agli addetti ai lavori, sono delusa, preoccupata, tradita. Monti ha ceduto al ricatto del sostegno che i parlamentari devono dare perché possa governarte per fare soltanto ciò che a loro piace, a nome proprio, per poter fare qualcosina delle cose che piacciono a lui. Un prezzo troppo alto da pagare, per gli italiani, perché le poche cose che riesce a fare di quelle che lui vorrebbe non hanno effetti ugualmente rilevanti sull'organizzazione civile delle cose, dannosissime, che fa per compiacere i parlamentari. "Chi ha l'onore di governare, ha anche l'onere di farlo fino in fondo. Senza zone franche", dice giustamente Giannini. Soprattutto quando le zone franche riguardano gli interessi particolari, di casta, dei politici di professione, senza il cui appoggio il Governo non può goverrnare. L'alibi dell'impolitico si presta così alla causa, pericolosa e inquietante, di servire le più temibili ambizioni dei politici che usano l'alibi dei tecnici per azioni politiche che non avrebbero il coraggio di adottare in prima persona, senza questo scudo sempre più oscuro e sempre meno rassicurante. Monti deve fare attenzione, perché dopo averci rassicurato nel non essere un politico professionale, comincia a farci temere sempre più del suo essere sempre più politico per conto terzi.Non ci faccia rimpiangere i politici di professione, Presidente....! E faccia attenzione, che non sia questo l'uso che di Lei fanno i politici di professione: indurci al rimpianto, quando ormai siamo rovinati.
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